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Franca Trentin Baratto
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Franca Trentin Baratto
Venezia, 1919 - 2010

Franca Trentin
con il marito
Mario Baratto

 

Quadro di
Franca Trentin
a 90 anni

Francesca (Franca) Trentin

Franca nasce a Venezia il 13 dicembre 1919, da Silvio Trentin e Giuseppina Nardari.
Il padre, nato a San Donà nel 1885, professore universitario di diritto amministrativo dal 1911 - docente a Ca' Foscari dal 1923 -, a causa del fascismo nel febbraio del 1926 sceglie la via dell'esilio, espatriando in Francia. Lo accompagnano la moglie Beppa Nardari, trevigiana, e i due figli Giorgio e Franca, di otto anni e mezzo e sei. Alla fine di quel primo anno di esilio nasce il terzogenito Bruno.
Nel luglio del 1928, dopo il fallimento di un'attività agricola, la famiglia si trasferisce a Auch dove Silvio trova lavoro come operaio tipografo. Franca vi frequenta le scuole locali.
Nel luglio del 1934 Silvio, licenziato per aver scioperato il primo maggio 1934, aiutato da amici italiani e francesi, apre una libreria a Tolosa. Franca frequenta il Liceo di quella città, conseguendo, nel luglio 1936, la maturità liceale. 
Gli anni 1936-39 costituiscono un periodo molto movimentato per la famiglia Trentin: la libreria e la loro casa diventano secondo Emilio Lussu «una specie di ambasciata, la sede dei collegamenti irregolari fra la Francia e Barcellona», punto di riferimento per i giovani volontari della guerra di Spagna e per gli esuli italiani antifascisti in terra francese. Dopo la sconfitta della repubblica spagnola, i Trentin, figli compresi, si occupano di soccorrere i tanti esuli spagnoli costretti a fuggire dal franchismo. 
Franca si iscrive alla Facoltà di lettere di Tolosa dove, nel giugno del 1939, ottiene la prima laurea, la Licence d'Anglais. Nel giugno del 1940 presenta il Diplôme d'Études Supérieures (la tesi di dottorato) su un autore inglese, G.B. Beresford. Nell'ottobre dello stesso anno ottiene la naturalizzazione, ma per avere la cittadinanza con i pieni diritti deve aspettare dieci anni. Due anni dopo consegue la seconda laurea, in Lingua e letteratura italiana. Per guadagnarsi la vita accetta varie supplenze a tempo determinato, lavora come segretaria del Rettore della facoltà, fa la sorvegliante nelle colonie estive, l'interprete e la traduttrice. Nel frattempo partecipa alla Resistenza, in qualità di staffetta del Movimento Libérer et Fédérer fondato dal padre. 
Nel settembre del 1943, dopo la caduta del fascismo, il padre con la moglie e i figli maschi può rientrare in Italia, dove inizia subito a organizzare il Movimento di Liberazione diventandone uno dei massimi dirigenti. Anche i figli Giorgio e Bruno partecipano attivamente alla Resistenza italiana.
Franca, rimasta in Francia, non potendo espatriare, essendo l'unica della famiglia con cittadinanza francese, continua in clandestinità l'attività resistenziale nel tolosano. Il 2 marzo 1944 Franca sposa un rifugiato spagnolo, Horace Torrubia, dirigente della Resistenza locale. Nello stesso mese, a Treviso, muore il padre, dopo esser stato arrestato dai fascisti, ma Franca lo apprenderà solo più tardi e riuscirà a riabbracciare la famiglia soltanto nell'estate dell'anno successivo, dopo la liberazione dell'Italia dal nazifascismo. 
Rientrata in Francia, riceve nel 1946 la decorazione della Resistenza francese assegnata dal Generale De Gaulle, La croix de la Résistance. Riprende gli studi universitari a Tolosa mentre si guadagna la vita con supplenze e lezioni private. In quello stesso anno nasce il suo primo figlio, Silvio Torrubia. Il marito Horace diventa dottore in Medicina. Si spostano a Parigi, il marito per preparare il concorso di Psichiatria, lei per preparare il concorso nazionale (l'Agrégation) di Lingua e Letteratura Italiana. 
Nel 1951 il marito vince il concorso di Direttore in un Ospedale Psichiatrico, mentre lei vince il concorso di Lingua e Letteratura Italiana ed è nominata alla Facoltà di Digione. Inizia in quel periodo la spola tra Parigi, dove abita in Quai de Gesvres, e Digione.
Nel 1954 divorzia da Torrubia, e due anni dopo sposa Mario Baratto, Lettore d'Italiano a Parigi.
Nel 1958 nasce il secondo figlio, Giorgio Baratto. In quel periodo compie degli studi sul verismo italiano e in particolare su Verga, sotto la direzione del suo Maestro, Henri Bédarida, alla cui morte, nel 1957, è chiamata a sostituirlo al Dipartimento d'Italiano della Sorbona in qualità di Maître-Assistant.
Insegnerà alla Sorbona fino al 30 settembre 1966, allorché ottiene di essere distaccata alla facoltà di Lingue di Ca' Foscari di Venezia dal Ministero degli Affari Esteri Francese, in qualità di Lettrice di Lingua e Letteratura Francese. Vi resterà per 19 anni, fino alla pensione, nel 1985. L'anno prima, nel 1984, muore improvvisamente il marito, professor Mario Baratto, Preside di facoltà a Ca' Foscari. 
Nel 1976, la regista, sua amica, Ariane Mnouchkine, direttrice del Thêâtre du Soleil, la chiama ad interpretare Mad.lle de Scudéry nel suo monumentale film per la tv francese Molière, nel capitolo dedicato a L'école des femmes. 
Il 14 luglio 1978 Franca è insignita della decorazione di Chevalier de la Légion d'Honneur dal Console Generale a Venezia, a nome del Governo francese. 
Continua per un altro decennio a lavorare all'Università a titolo gratuito: direzione di tesi, seminari, coordinamento di lingua, conferenze ecc. Tiene numerosi corsi di aggiornamento e formazione nelle scuole secondarie e conferenze nelle associazioni culturali italo-francesi del Veneto e dell'Emilia. 
Nel 1989 è nominata Vicepresidente dell'Associazione culturale italo-francese di Venezia, A.C.I.F., dove opera con lezioni e conferenze e collaborazioni varie. 
Partecipa attivamente alla vita sociale e politica della città. È tra le fondatrici di associazioni culturali e promuove varie iniziative soprattutto legate al movimento delle donne. Nei primi anni Ottanta ha collaborato con il Centro donna del Comune di Venezia organizzando cicli di incontri sulle scrittrici (1982 , Le madri di noi tutte, 1983, Ritratto di signora, 1984, Madre per sempre?) nei quali ha coinvolto come relatrici molte giovani docenti di Ca' Foscari. È tra le fondatrici dell'Associazione Donnexlacittà e ha sempre dato la sua militanza di base nella sinistra (PCI-PDS-DS e infine PD), portando in particolare la sua riflessione sui temi della cittadinanza, della laicità e della pace. Dal 1996 al 2000 è Presidente dell'Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea, e poi Presidente onoraria. Nel 1997 le viene conferito dal console onorario francese a Venezia il grado di officier dans l'ordre National du Mérite. 

Muore a Venezia il 29 novembre 2010

testo (modificato) tratto dal sito del Comune di Venezia

 
Interventi e Pubblicazioni
Ha collaborato a convegni e riviste su temi di cultura e letteratura italiana, pubblicando saggi su Verga e il verismo italiano, e analisi sulle influenze reciproche della cultura italiana e della cultura francese. 
Ha scritto molti saggi e interventi sull'insegnamento della lingua francese, in particolare per la rivista di LEND (Lo scritto nell'insegnamento della lingua;Il Linguaggio della stampa; Metodologia della traduzione ecc. ). Ha pubblicato presso la Casa editrice Cafoscarina, nel 1981, La pratica della traduzione, un libro che si è rivelato una guida importante per tutti i docenti di francese come lingua straniera. 
Per l'Ateneo Veneto e per l'Alliance Française di Venezia e di altri centri del Veneto, Friuli, Emilia Romagna, ha tenuto ogni anno decine di conferenze di letteratura francese, in particolare sulla letteratura femminile: George Sand, Colette, Beauvoir, Duras, Flora Tristan ecc., ma anche su Proust, Aragon, Céline, Pennac, Zola ecc. Oltre che su riviste, ha pubblicato vari articoli su giornali locali, «Il Gazzettino» e «La Nuova Venezia» in particolare su Beauvoir, Prévert, Il Teatro di Mnouchkine, La Parigi di Augias, Simenon ecc. 
Un'ampia intervista sulla sua vita e sulla sua partecipazione alla Resistenza, rilasciata e curata da Maria Teresa Sega, è pubblicata in Nella Resistenza. Giovani e vecchi a Venezia sessant'anni dopo, a cura di G. Albanese e M. Borghi, Portogruaro, Nuova Dimensione, 2004, e riedita in Bruno Trentin. Dalla guerra partigiana alla Cgil, a cura di I. Ariemma e L. Bellina, Roma, Ediesse, 2008. 
 
   
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