Cannaregio 4008
Santa Sofia
Anita, Franca e le altre
Mappe di Venezia
 
El Tiempo Venezia / Tessera
Titolo:
Cunti di Casa
teatro
Descrizione:

presentiamo:

uno spettacolo di e con
Egidia Bruno


Prima durante e dopo il concerto sarà aperta la nostra piccola osteria interna

Una narrazione che parla di cibo, di quel cibo, di quei cibi, protagonisti di ritualità che di anno in anno rischiano di sparire, di tradizioni che rappresentano e contraddistinguono l’identità di intere comunità, la loro cultura e le loro peculiarità.                                     
Di cibi insomma che sono la nostra storia, le nostre radici, la nostra memoria.
Sono nata a Latronico, un paese affacciato sul massiccio del Pollino, il versante lucano.
E negli anni in cui ho vissuto lì, prima di andarmene al Nord, tra le tante cose, ho imparato a fare la pasta in casa guardando mia madre, mia nonna e le donne del mio paese, aiutandole fin da bambina e ricordando come facevano, una volta emigrata, per poterla fare da sola, senza la loro preziosa regia”.
Ed è facendo i “maccheroni col ferretto” che racconterò di come si preparava, solo fino a qualche decennio fa, quello che era il condimento principe della pasta e cioè “la passata di pomodoro”.  Non che adesso la passata di pomodoro, in paesi come il mio, non si prepari più. Ma il “cerimoniale” di cui ho memoria io testimoniava uno spirito di appartenenza alla comunità e al territorio che oggi, mi pare, non esista quasi più.                 
Racconterò di quello che era un vero e proprio rito collettivo che segnava un appuntamento importante nel calendario dei paesi lucani, specie quelli di montagna, dove il pomodoro, è proprio il caso di dirlo, non trova certo “terreno facile”. 
Una di quelle attività  (insieme per esempio alla vendemmia o anche all’uccisione del maiale) che stabiliva dei ruoli precisi all’interno dei gruppi e dei generi, che scandiva i tempi e i modi della quotidianità e rinsaldava i legami tra le persone.
E il tutto era concepito secondo usanze che rispettavano l’ambiente e che vietavano lo spreco (basti pensare che i pomodori venivano passati fino a che la buccia non produceva più succo e a quel punto gli scarti venivano dati in pasto alle galline, una forma questa di riciclo biologico ante-litteram). Obiettivi, questi, che all’epoca erano perseguiti inconsapevolmente e che invece oggi ci appaiono come gli unici possibili.
Sia chiaro che l’intento non vuole promuovere in nessun modo un’operazione nostalgica. Ma ricordare e condividere riti come questo è importante non solo per stabilire “chi siamo e da dove veniamo”, ma soprattutto per riscoprire, proteggere e promuovere quelle sapienze popolari che tanto ancora hanno da insegnarci in tema di: rispetto dell’ambiente, rapporto con la terra ed esaltazione dei suoi prodotti. Valori, questi, che sono alla base dei processi di produzione artigianale delle eccellenze alimentari di un territorio come quello del Parco del Pollino, appena dichiarato Patrimonio Universale dell’Unesco. Con in più la consapevolezza che la salvaguardia delle risorse, sempre meno illimitate, di cui l’uomo dispone, passa anche da questo. 

Quando:
Sabato 13 febbraio 2016
Orario:
20:30
Dove:
Circolo ARCI Franca Trentin Baratto - Cannaregio 4008 (Santa Sofia) - Venezia
 
Responsabile:
Direttore artistico del ciclo: Veronica Canale
Costi:
Entrata per soci e amici dei soci - Offerta per l'organizzazione del concerto

 
 
 
 
 
   
www. rioba.it - Circolo ARCI Franca Trentin Baratto, Cannaregio 4008 (Santa Sofia) - 30121 Venezia