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Sior Antonio Rioba (Campo dei Mori, Cannaregio)
e la sua storia
Notissimo sconosciuto, il signor Rioba (questo è il nome proprio) è effigiato in un angolo del Campo dei Mori, e dalla Morea egli era originario assieme con i suoi due fratelli, Sandi ed Afani. Questi giunsero a Venezia intorno al 1112 e furono commercianti di spezie. Quello che si chiamava Antonio era in realtà probabilmente un loro discendente che certo non portava il cognome di Rioba... 
"L'ombra de Sior Antonio Rioba", un giornale popolare edito nel 1848  lo rese immortale tra i veneziani. 
Si racconta che in passato era  piuttosto comune burlarsi dei fattorini richiedendo la consegna di plichi per il Sig. Antonio Rioba, Campo dei Mori, Madonna dell'Orto, Venezia. 
Lo riconoscerete sicuramente dal naso di ferro che gli venne applicato nel secolo scorso.

Dipinto dell'800
(Sior Rioba all'estrema sinistra del quadro)

Scrive Tassini in "Curiosità veneziane" (1887):
" ...Qui si scorge un antico corpo di fabbriche, in gran parte manomesso e rimodernato, che si stende dal «Rio della Sensa» a quello della «Madonna dell'Orto», ed ha incastonate nelle muraglie tre statue d'uomini vestiti alla orientale (una delle quali è conosciutissima dal nostro popolo sotto il nome di «Sior Antonio Rioba») terminando poi con un palazzo archiacuto, avente scolpito sopra la facciata, dalla parte dell'anzidetto «Rio della Madonna dell'Orto», un uomo, pur esso in costume orientale, che guida un cammello, nonché un'ara antica.
Tutti gli scrittori credettero fin qui che questi fossero gli avanzi dell'antico fondaco dei Mori, o Saraceni, ma è certo in quella vece che i fabbricati sopra descritti vennero innalzati dalla famiglia Mastelli, autori della quale furono i tre fratelli Rioba, Sandi ed Afani, venuti dalla Morea, e perciò volgarmente Mori appellati; che le statue sono le immagini dei medesimi, e che quindi nacque il nome alle strade vicine
..."

Sior Antonio Rioba, portavoce dei veneziani nella satira contro la Repubblica, ha rappresentato per lungo tempo il corrispondente a Venezia di ciò che Pasquino e Marforio furono a Roma, insieme ad altri due "oracoli" in città: "Maroco de le pipone" (Marocco dei Meloni) un venditore di meloni in Piazzetta San Marco, e "el Gobo de Rialto" a San Giacometto.
Di questa caratteristica, ne parla il Molmenti (La Storia di Venezia nella vita privata, TRIESTE, 1973, vol.II, pag. 258), che dice:

"A beffe e motteggi popolari diede pure argomento un'altra statua in costume orientale, che posa sopra un frammento di colonna antica, ed è infissa nell'angolo di una vecchia casa in campo dei Mori alla Madonna dell'Orto.
Due altre immagini simili si vedono murate su quella casa, che appartenne ai fratelli Rioba, Sandi e Afani, i quali vennero nel 1112 dalla Morea, e diedero il nome alla contrada. 
Il volgo volle vedere rappresentati i tre fratelli in quei tre simulacri marmorei, e battezzò il più goffo col nome di Sior Antonio Rioba, che divenne anch'esso, come il Gobbo di Rialto, un lontano parente di Pasquino
".

IN CAMPO DEI MORI
di Renato Coller

Te ringrazio Venezia
de averme alevà 
mia mare tutto el giorno al masteo 
me gà un fià trascurà.

In campo dei mori
co' Rioba in canton
zogavo ridevo
e a volte pianzevo
ma andava benon. (due volte)

Torna Giustina Rossi
mi te dago 'na man
mi che sigo
e no go più voze da sigar.

In Campo dei Mori
co' Rioba in canton
zogavo ridevo
e a volte pianzevo
ma andava benon. (due volte)

SIOR ANTONIO RIOBA
di Renato Coller

Muso filà, ‘na suca
de marmo per barèta.
La borsa de la grana
sora el brasso
da bon mercante
el se tien da conto.
La velada ghe russa per tèra
tagiada da un sartor de pière.
Sior Antonio Rioba, incantonà
el tien de òcio
campo, fondamenta e gati
e ‘l pindolo che ‘riva
tirà da qualche pandòlo.

Na volta i ga mirà 
sul naso, adesso, 
el ghe n’a uno de fero.
La costansa lo ga ‘bituà
che manco co la piova ‘l se ritira,
restando all’erta.
E quando qualche mamo,
o tùmbano che fusse, un corbatèlo
portasse al so inderisso,
stando serio ‘l se sfondària dal rider.

   
 
 
 
 
 
   
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